Nel nostro piccolo avevamo segnalato con ampio anticipo il fenomeno di cui discettano tanti illustri commentatori dopo il clamoroso esito del voto a Milano: la contraddizione dei moderati ultrà. Le urla, le false accuse, gli insulti, i gesti volgari rivolti all’avversario politico sono diventati pratiche abituali per estremisti in giacca e cravatta oppure in tailleur e tacchi a spillo. L’estremismo verbale è diventato un connotato indelebile del centrodestra italiano, che si autodefinisce “moderato” per contrapporsi ai “comunisti”, sovversivi per eccellenza. In realtà pareva più moderato e signorile l’MSI di Almirante e Rauti.
Nelle scorse settimane è stato tutto un susseguirsi di sparate incredibili (ma purtroppo vere).
Il manifesto “Fuori le BR dalle Procure”, partorito dalla mente dell’esponente PDL milanese Lassini, ha avuto il prologo in illustri dichiarazioni: “I magistrati sono il cancro della democrazia” (Silvio Berlusconi); “la Boccassini, una metastasi” (Daniela Santanchè). A Milano lady Moratti ha chiuso la campagna elettorale con squisita eleganza, accusando il suo competitor Pisapia di essere stato un ladro d’auto a fini terroristici.
I moderati milanesi, quelli veri, si sono infine rifiutati di assecondare questi continui insulti, rivolti anche contro la loro intelligenza, e hanno votato per un “comunista”. Berlusconi ha accusato il colpo, e – incredibile! – è rimasto zitto per tre giorni. Ma ha già annunciato una sfilza di interviste televisive a partire da stasera.
E Bossi, l’estremista verbale per eccellenza? Se ne era stato tranquillo in campagna elettorale facendo un figurone in confronto ai pit-bull berlusconiani. Ma si è subito ridestato dando del matto a Pisapia ed evocando apocalittici scenari di una “zingaropoli” meneghina.
Aspettiamo l’esito del ballottaggio per vedere se è proprio vero che il troppo alla fine stroppia.
Della rubrica FARDELLI D’ITALIA
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