
Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha affermato: “A dirla tutta, si tratta di una guerra per procura tra potenze nucleari: gli Stati Uniti, che stanno aiutando l’Ucraina, e la Russia”. Questa semplice verità, sepolta sotto tonnellate di propaganda, troppo spesso prezzolata, era evidente ai più. Ora, si potrebbero comprendere, pur non approvandole, le motivazioni di una potenza imperiale che vorrebbe diventare egemone sul Pianeta: in pratica qualcuno, pur se sconsigliato da molti, aveva ben pensato di andare oltre la mezza vittoria nella Guerra fredda, cercando di portare a casa il risultato pieno. Ecco quindi l’espansione a macchia d’olio della NATO, rinnegando la promessa fatta a Gorbaciov nel 1994: la volontà pervicace di portarci dentro anche l’Ucraina ha provocato il disastro.
In un certo momento della storia, sulla scia di giganti politici come Brandt, Kohl, Schroeder, Berlusconi (del quale ho apprezzato sempre e solo la politica estera), la Russia era addirittura quasi entrata a farvi parte, ma la cosa dava fastidio a qualcuno. La NATO come organizzazione difensiva non avrebbe avuto più nessuna ragion d’essere senza qualcuno che minacciasse offese.
Quelle che però sono meno comprensibili sono le posizioni dei gregari, gli europei in primis, sopraffatti dalla loro stessa propaganda anche ai massimi livelli. Avevamo assecondato passivamente e acriticamente, forse obbedendo ad ordini superiori, le istanze di espansione che potremmo appunto definire imperiali. Ma quando l’impero ha poi deciso di modificare la sua strategia, e qui il discorso dietrologico sarebbe lunghissimo, a rigor di logica, e per coerenza con le scelte precedenti, avremmo dovuto allinearci sulla nuova linea, condividendone le motivazioni.
Il peccato originale, invece, è stato evidentemente quello di considerare come causa unica della tragedia ucraina l’invasione da parte di Putin, invocando il Diritto internazionale, altre volte calpestato, ma evitando colpevolmente di affrontare le tante responsabilità di omissione nell’evitare il precipitare della situazione e accuratamente di prendere nella benché minima considerazione le ragioni dell’invasore. Ne è la prova il fatto che oggi l’Ucraina chiede, come atto preliminare agli accordi, garanzie per la sua sicurezza, ed è una cosa normale, ma quando era stata la Russia a chiedere analoghe garanzie, non le si è voluto dare ascolto. Da quel peccato originale si è prodotta una distopia interpretativa con conseguente incapacità di una sana riflessione: si è puntato solo allo scontro a tutti i costi fino alla vittoria (di chi?).
Il passo verso i negoziati di pace è in corso in Arabia Saudita, e forse è proprio la posizione di questa nazione, situata nel mezzo di due visioni del mondo, a spiegare la scelta della sede: l’Arabia è legata agli USA, ma pronta ad entrare nei BRICS, quindi possibile zona cuscinetto dei nuovi assetti geopolitici mondiali. Una possibile lettura è questa: in vista degli imminenti ed evidenti cambiamenti della governance mondiale, con l’entrata in scena dei BRICS, e con la Cina come capofila, chi ha capito la situazione si riposiziona, vedi gli USA. La UE, rischia l’isolamento. E non sarà possibile nient’altro che nutrirci di proiettili destinati ad arricchire le solite lobby.
La pessima notizia per noi europei è che in Arabia ci è giunto solo uno schiaffo diplomatico che nessun’arma potrà mai compensare. Il consigliere speciale di Trump per l’Ucraina, Kellog, ha detto: “Alle volte ci vuole un colpo sul muso ai muli per farli ragionare”, riferendosi a Zelensky, frase poco politicamente corretta, ma parole dirette anche alle immagini del Consiglio Europeo che ci lascia allibiti.
(Tratto da www.politicainsieme.com)
In un certo momento della storia, sulla scia di giganti politici come Brandt, Kohl, Schroeder, Berlusconi (del quale ho apprezzato sempre e solo la politica estera), la Russia era addirittura quasi entrata a farvi parte, ma la cosa dava fastidio a qualcuno. La NATO come organizzazione difensiva non avrebbe avuto più nessuna ragion d’essere senza qualcuno che minacciasse offese.
Quelle che però sono meno comprensibili sono le posizioni dei gregari, gli europei in primis, sopraffatti dalla loro stessa propaganda anche ai massimi livelli. Avevamo assecondato passivamente e acriticamente, forse obbedendo ad ordini superiori, le istanze di espansione che potremmo appunto definire imperiali. Ma quando l’impero ha poi deciso di modificare la sua strategia, e qui il discorso dietrologico sarebbe lunghissimo, a rigor di logica, e per coerenza con le scelte precedenti, avremmo dovuto allinearci sulla nuova linea, condividendone le motivazioni.
Il peccato originale, invece, è stato evidentemente quello di considerare come causa unica della tragedia ucraina l’invasione da parte di Putin, invocando il Diritto internazionale, altre volte calpestato, ma evitando colpevolmente di affrontare le tante responsabilità di omissione nell’evitare il precipitare della situazione e accuratamente di prendere nella benché minima considerazione le ragioni dell’invasore. Ne è la prova il fatto che oggi l’Ucraina chiede, come atto preliminare agli accordi, garanzie per la sua sicurezza, ed è una cosa normale, ma quando era stata la Russia a chiedere analoghe garanzie, non le si è voluto dare ascolto. Da quel peccato originale si è prodotta una distopia interpretativa con conseguente incapacità di una sana riflessione: si è puntato solo allo scontro a tutti i costi fino alla vittoria (di chi?).
Il passo verso i negoziati di pace è in corso in Arabia Saudita, e forse è proprio la posizione di questa nazione, situata nel mezzo di due visioni del mondo, a spiegare la scelta della sede: l’Arabia è legata agli USA, ma pronta ad entrare nei BRICS, quindi possibile zona cuscinetto dei nuovi assetti geopolitici mondiali. Una possibile lettura è questa: in vista degli imminenti ed evidenti cambiamenti della governance mondiale, con l’entrata in scena dei BRICS, e con la Cina come capofila, chi ha capito la situazione si riposiziona, vedi gli USA. La UE, rischia l’isolamento. E non sarà possibile nient’altro che nutrirci di proiettili destinati ad arricchire le solite lobby.
La pessima notizia per noi europei è che in Arabia ci è giunto solo uno schiaffo diplomatico che nessun’arma potrà mai compensare. Il consigliere speciale di Trump per l’Ucraina, Kellog, ha detto: “Alle volte ci vuole un colpo sul muso ai muli per farli ragionare”, riferendosi a Zelensky, frase poco politicamente corretta, ma parole dirette anche alle immagini del Consiglio Europeo che ci lascia allibiti.
(Tratto da www.politicainsieme.com)
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