
Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi la copertina di “Famiglia Cristiana” dedicata a Matteo Salvini. In merito rilanciamo da “Il domani d’Italia” un articolo di Nicola Graziani e di seguito pubblichiamo lo scritto che ci ha inviato sull’argomento Giuseppe Mila.
Lo scontro tra Matteo Salvini e Famiglia Cristiana data da lontano, e non solo perché da sempre i vertici leghisti, da Irene Pivetti in poi, hanno sempre vissuto con insofferenza la linea del settimanale dei paolini. Si tratta di due mondi che si guardano con sospetto e incapacità di capirsi, con lo stesso spirito con cui i seguaci di Paolo IV si studiavano con Sadoleto e gli erasmiani.
La tentazione di mettersi a fare il tifo è fortissima. Sarebbe però un errore. È vero che la linea adottata dal ministro dell’interno verso migranti e Rom è contraria alle basi stesse non solo della religione cristiana, ma dell’umanesimo che è la radice della nostra cultura (anche di quella sanamente laica). Allo stesso tempo è difficile immaginare che quella copertina contribuisca a indebolirne l’azione, o a creare un risveglio delle coscienze di quei moltissimi italiani che non riescono a provare un briciolo di umana pietà di fronte agli occhi di Josepha che viene strappata alle acque. Verrebbe da dire: trent’anni di politica e vita comune private dei valori cristiani non sono passati senza lasciare traccia. E a questa costante scristianizzazione Salvini, e Bossi prima di lui, hanno contribuito volontariamente e volenterosamente. Partito povero di idee, tradizionalmente, la Lega ha oscillato culturalmente dal neopaganesimo delle ampolle del dio Po al vangelo e rosario sbandierati 48 ore prima di un voto. Se ci si svuota di Dio si è pronti a riempirsi di qualsiasi cosa in un batter di ciglia: e così Salvini non ha avuto problemi a divenire l’ultimo ed il più perfetto degli atei devoti. Categoria, quest’ultima, che in passato è piaciuta tanto anche alle gerarchie, e mal gliene incolse.
Proprio per questo lo scontro tra Salvini e Famiglia Cristiana andava evitato. Astutamente (e per favore evitiamo di ricordarci che i figli delle tenebre sono molto più astuti dei figli della Luce) Salvini, dopo un primo sbotto di bile, ha corretto il tiro e parlato di perdono nei confronti di chi lo accusa. Artificio retorico che puzza di falso lontano un miglio, ma perfetto nel fornire a chi, tra i cattolici, è in cerca di un appiglio seppur minimo per dargli ragione. Come dava ragione a Oriana Fallaci, che ne “La rabbia e l’orgoglio” si atteggiava (lei, che più laica non si poteva) a più cattolica della Chiesa di Roma; o anche a Giuliano Ferrara che nel nome dei valori di un Occidente cristiano – perché posto ad ovest di Gerusalemme – ci spingeva alla nuova crociata contro Saddam Hussein. Esistono cattolici che hanno sostenuto in passato la tesi della punizione divina dietro cataclismi naturali come il terremoto in Giappone di alcuni anni fa: orecchie del genere sono sempre in attesa costante di una parola che giustifichi una totale mancanza di comprensione e approfondimento del messaggio evangelico.
Ma di fronte a uno schieramento del genere la maniera più efficace di porsi non è quella del tono apocalittico. Accostare Salvini a Satana è come usare l’atomica contro uno sciame d’api. Fa di più il fumo della canapa. Vale il precedente di Berlusconi, che si indebolì definitivamente agli occhi del mondo cattolico solo quando esplose l’evidente incoerenza tra le pile baciate e i comportamenti privati, tra le perdonanze di Celestino e le cene con le olgettine. Ci vuole tempo, perché i tempi maturino. Magari qualcuno non capirà mai, e sarà pronto a danzare attorno al prossimo totem. Ma andando di clava, in questo momento, si rischia di rafforzare Salvini, e le sue false soluzioni.
Intendiamoci: avere il coraggio di indignarsi è cosa positiva. L’immediata scomunica, però, può essere dannosa per una giusta causa come è quella di riportare il livello culturale di questo Paese un po’ più vicino alla decenza. Ambrogio fece bene ad affrontare Teodosio dopo il massacro di Tessalonica, parlando delle sue mani sporche di sangue. Fece altrettanto bene Paolo VI a promuovere la strategia della lenta penetrazione a sostegno delle chiese del silenzio, sottoposte al giogo comunista.
Un’ultima riflessione può essere dedicata, dopo la citazione paolina, al progetto dei cattolici in politica. Colpisce che dalle colonne de Il Giornale un sacerdote e teologo parta proprio dal caso Salvini-Famiglia Cristiana per ribadire il suo no ad ogni progetto riaggregatore. C ‘è già Salvini che difende i veri valori, dice. Coetera tolle.
Bene, vuol dire che siamo dalla parte giusta.
Nicola Graziani
Contano le parole e contano anche i gesti.
Anche nella democrazia 2.0, 4.0 o quel che si voglia chiamarla. Conta soprattutto come si dicono e si difendono certe prese di posizione.
Mi riferisco alla copertina di Famiglia Cristiana ed ai successivi tantissimi commenti relativi alla frase Vade retro con fotografia di Matteo Salvini.
Ora è pur vero che nel Vangelo tale frase si riferisce a quanto detto a Pietro da Gesù stesso, quando Pietro cercava di opporsi a Gesù nel momento in cui annuncia che avrebbe dovuto essere ucciso (Mt 16,23 e Mc 8,33).
Questi però sono discorsi da iniziati. Nella percezione comune, non contiamoci storie, l’interpretazione è una sola, ovvero: vai indietro demonio, dove ovviamente il demonio è Salvini. La grafica della copertina contribuisce poi a rendere il tutto un vero e proprio anatema.
Liberissima Famiglia Cristiana ed il suo direttore di prendere simili posizioni, ci mancherebbe, credo che siano giustificate e anche benvenute tali interpretazioni in un libero dibattito. Basta avere il coraggio di tenerle ferme.
Quello che non va bene è questo. Il direttore di Famiglia Cristiana intervistato sui Tg nazionali ha cercato di sminuire notevolmente l’impatto della sua copertina adducendo appunto che Gesù si stava rivolgendo a Pietro. Tutti sappiamo però che così non è.
Voglio spiegarmi meglio: se la temperatura esterna è di 32 gradi, ma l’afa la peggiora fino a percepirne 38, per la gente la temperatura del giorno sarà di 40 gradi, senza se e senza ma.
Cercare di contrastare le politiche antimigratorie dell’attuale Ministro dell’Interno è legittimo per chi la pensa in modo contrario, non è bello invece fare il botto e poi dire “Si, ma”. Questo contribuisce soltanto a dividere ancor di più. Se si vuol dire che Salvini è Satana lo si sostenga in ogni frangente.
Infine, questo sì da parte di tutti, bisognerebbe chiedersi come mai Matteo Salvini continui a mantenere un consenso così elevato. Non sarà mica che a forza di dire che gli immigrati sono bravi, buoni, belli, mentre gli italiani sono dei razzisti egoisti, l’elettore abbia detto: vuoi vedere che non la penso come voi?.
Beppe Mila
Lo scontro tra Matteo Salvini e Famiglia Cristiana data da lontano, e non solo perché da sempre i vertici leghisti, da Irene Pivetti in poi, hanno sempre vissuto con insofferenza la linea del settimanale dei paolini. Si tratta di due mondi che si guardano con sospetto e incapacità di capirsi, con lo stesso spirito con cui i seguaci di Paolo IV si studiavano con Sadoleto e gli erasmiani.
La tentazione di mettersi a fare il tifo è fortissima. Sarebbe però un errore. È vero che la linea adottata dal ministro dell’interno verso migranti e Rom è contraria alle basi stesse non solo della religione cristiana, ma dell’umanesimo che è la radice della nostra cultura (anche di quella sanamente laica). Allo stesso tempo è difficile immaginare che quella copertina contribuisca a indebolirne l’azione, o a creare un risveglio delle coscienze di quei moltissimi italiani che non riescono a provare un briciolo di umana pietà di fronte agli occhi di Josepha che viene strappata alle acque. Verrebbe da dire: trent’anni di politica e vita comune private dei valori cristiani non sono passati senza lasciare traccia. E a questa costante scristianizzazione Salvini, e Bossi prima di lui, hanno contribuito volontariamente e volenterosamente. Partito povero di idee, tradizionalmente, la Lega ha oscillato culturalmente dal neopaganesimo delle ampolle del dio Po al vangelo e rosario sbandierati 48 ore prima di un voto. Se ci si svuota di Dio si è pronti a riempirsi di qualsiasi cosa in un batter di ciglia: e così Salvini non ha avuto problemi a divenire l’ultimo ed il più perfetto degli atei devoti. Categoria, quest’ultima, che in passato è piaciuta tanto anche alle gerarchie, e mal gliene incolse.
Proprio per questo lo scontro tra Salvini e Famiglia Cristiana andava evitato. Astutamente (e per favore evitiamo di ricordarci che i figli delle tenebre sono molto più astuti dei figli della Luce) Salvini, dopo un primo sbotto di bile, ha corretto il tiro e parlato di perdono nei confronti di chi lo accusa. Artificio retorico che puzza di falso lontano un miglio, ma perfetto nel fornire a chi, tra i cattolici, è in cerca di un appiglio seppur minimo per dargli ragione. Come dava ragione a Oriana Fallaci, che ne “La rabbia e l’orgoglio” si atteggiava (lei, che più laica non si poteva) a più cattolica della Chiesa di Roma; o anche a Giuliano Ferrara che nel nome dei valori di un Occidente cristiano – perché posto ad ovest di Gerusalemme – ci spingeva alla nuova crociata contro Saddam Hussein. Esistono cattolici che hanno sostenuto in passato la tesi della punizione divina dietro cataclismi naturali come il terremoto in Giappone di alcuni anni fa: orecchie del genere sono sempre in attesa costante di una parola che giustifichi una totale mancanza di comprensione e approfondimento del messaggio evangelico.
Ma di fronte a uno schieramento del genere la maniera più efficace di porsi non è quella del tono apocalittico. Accostare Salvini a Satana è come usare l’atomica contro uno sciame d’api. Fa di più il fumo della canapa. Vale il precedente di Berlusconi, che si indebolì definitivamente agli occhi del mondo cattolico solo quando esplose l’evidente incoerenza tra le pile baciate e i comportamenti privati, tra le perdonanze di Celestino e le cene con le olgettine. Ci vuole tempo, perché i tempi maturino. Magari qualcuno non capirà mai, e sarà pronto a danzare attorno al prossimo totem. Ma andando di clava, in questo momento, si rischia di rafforzare Salvini, e le sue false soluzioni.
Intendiamoci: avere il coraggio di indignarsi è cosa positiva. L’immediata scomunica, però, può essere dannosa per una giusta causa come è quella di riportare il livello culturale di questo Paese un po’ più vicino alla decenza. Ambrogio fece bene ad affrontare Teodosio dopo il massacro di Tessalonica, parlando delle sue mani sporche di sangue. Fece altrettanto bene Paolo VI a promuovere la strategia della lenta penetrazione a sostegno delle chiese del silenzio, sottoposte al giogo comunista.
Un’ultima riflessione può essere dedicata, dopo la citazione paolina, al progetto dei cattolici in politica. Colpisce che dalle colonne de Il Giornale un sacerdote e teologo parta proprio dal caso Salvini-Famiglia Cristiana per ribadire il suo no ad ogni progetto riaggregatore. C ‘è già Salvini che difende i veri valori, dice. Coetera tolle.
Bene, vuol dire che siamo dalla parte giusta.
Nicola Graziani
Contano le parole e contano anche i gesti.
Anche nella democrazia 2.0, 4.0 o quel che si voglia chiamarla. Conta soprattutto come si dicono e si difendono certe prese di posizione.
Mi riferisco alla copertina di Famiglia Cristiana ed ai successivi tantissimi commenti relativi alla frase Vade retro con fotografia di Matteo Salvini.
Ora è pur vero che nel Vangelo tale frase si riferisce a quanto detto a Pietro da Gesù stesso, quando Pietro cercava di opporsi a Gesù nel momento in cui annuncia che avrebbe dovuto essere ucciso (Mt 16,23 e Mc 8,33).
Questi però sono discorsi da iniziati. Nella percezione comune, non contiamoci storie, l’interpretazione è una sola, ovvero: vai indietro demonio, dove ovviamente il demonio è Salvini. La grafica della copertina contribuisce poi a rendere il tutto un vero e proprio anatema.
Liberissima Famiglia Cristiana ed il suo direttore di prendere simili posizioni, ci mancherebbe, credo che siano giustificate e anche benvenute tali interpretazioni in un libero dibattito. Basta avere il coraggio di tenerle ferme.
Quello che non va bene è questo. Il direttore di Famiglia Cristiana intervistato sui Tg nazionali ha cercato di sminuire notevolmente l’impatto della sua copertina adducendo appunto che Gesù si stava rivolgendo a Pietro. Tutti sappiamo però che così non è.
Voglio spiegarmi meglio: se la temperatura esterna è di 32 gradi, ma l’afa la peggiora fino a percepirne 38, per la gente la temperatura del giorno sarà di 40 gradi, senza se e senza ma.
Cercare di contrastare le politiche antimigratorie dell’attuale Ministro dell’Interno è legittimo per chi la pensa in modo contrario, non è bello invece fare il botto e poi dire “Si, ma”. Questo contribuisce soltanto a dividere ancor di più. Se si vuol dire che Salvini è Satana lo si sostenga in ogni frangente.
Infine, questo sì da parte di tutti, bisognerebbe chiedersi come mai Matteo Salvini continui a mantenere un consenso così elevato. Non sarà mica che a forza di dire che gli immigrati sono bravi, buoni, belli, mentre gli italiani sono dei razzisti egoisti, l’elettore abbia detto: vuoi vedere che non la penso come voi?.
Beppe Mila
le elucubrazioni che il direttore di Famiglia Cristiana ogni tanto ci propina sono fuori del mondo normale. Se non fosse che fanno tanto male alla normale convivenza dei cittadini italiani cristiani e non basterebbe semplicemente ignorarle