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Cattolici senza partito?

 
di Alessandro Risso
 

Poco prima di Natale è uscita l'ultima fatica editoriale del nostro amico Giorgio Merlo, intitolata Cattolici senza partito?
Nell'agile volume delle Edizioni Lavoro, di cui Guido Bodrato ha scritto la prefazione, Merlo fa il punto su un tema che seguiamo con attenzione e trattiamo di frequente qui su "Rinascita popolare": l'impegno politico dei cattolici.
 
Per prima cosa l'autore si domanda se i cattolici si possono ancora considerare dei protagonisti nella vita politica italiana, che in questa fase sta vivendo un confuso fermento di iniziative sia a sinistra sia nell'arcipelago dei centristi che guardano a destra (o che guardano a un loro posizionamento nel possibile governo della destra). E i cattolici democratici e sociali, cioè i Popolari?
Merlo ne ripercorre velocemente la storia recente: decisivi nella stagione dell’Ulivo, grazie al loro europeismo convinto, alla capacità di saper coniugare diritti della persona e sviluppo, rispetto delle regole e disponibilità al dialogo. Poi “lievito e sale” anche nel progetto del Partito Democratico, ora trasformatosi in un partito personale, ridotto a comitato elettorale del capo. Con i cattolici democratici ridotti a un ruolo ornamentale, insignificante.
Eppure tutti noi possiamo concordare con l’autore sul fatto che il Popolarismo “ha, oggi, la potenzialità per dispiegare un autentico rinnovamento della politica”.
Come far vivere tale patrimonio? Come tradurlo in un programma? “Il futuro dei cattolici impegnati in politica non può essere appaltato a piccole consorterie che si autoperpetuano né a personaggi che coltivano la subalternità a forze e a movimenti estranei alla storia del cattolicesimo democratico. Una tradizione vive se continuamente alimentata dalla proposta politica, dal comportamento degli uomini e dalla fedeltà ai valori”, ci ricorda Merlo. Sappiamo però che l’epoca della politica-spettacolo e dei tweet è un tempo gramo per chi ha giudizi e comportamenti coerenti con i propri valori di fondo. Ricominciare dai valori non significa ovviamente il ritorno ad una “riconfessionalizzazione” della proposta politica dei cattolici. Anche perché bisogna prendere atto del sostanziale disimpegno dalla politica del laicato cattolico, frutto di una “scelta religiosa” che ha riportato in auge nella Seconda Repubblica l’antica concezione gentiloniana del “do ut des”. Merlo si pone giustamente il problema insoluto di come, dato questo distacco, si possa formare una classe dirigente, passo necessario per dare risposta al vuoto politico esistente.
Certo, il tradizionale strumento-partito, che per decenni ha assolto a tale compito, è in profonda crisi. I partiti di massa sono stati sostituiti dai “partiti personali” e dai “partiti dei leader”, caratterizzati da “leggerezza della classe dirigente, volatilità della proposta  e dispersione della struttura di partito”. PD compreso, come racconta amaramente Merlo, rimasto stoicamente nel partito di Renzi a sostenere una delle poche voci dissonanti dal pensiero dominante.
 
La trasformazione oligarchica dei partiti è stata una delle cause decisive del crollo di credibilità della politica. Ora il vento dell’antipolitica soffia impetuoso. Ma senza i partiti la politica si riduce a maneggi di consorterie e interessi delle lobby.
Come si può recuperare credibilità? Merlo sentenzia lapidario che esiste un unico mezzo: “il compito dei politici è dare l’esempio. Le parole e le promesse sono pari a zero”.
E poiché i cattolici democratici si sono da sempre caratterizzati per l’attenzione concreta ai problemi sociali ed economici, rimane valida la costruzione di un programma di governo. Nulla di complesso, ma incentrato su tre “nodi fondamentali, riconducibili alla fondamentale categoria del bene comune”: 1. politica internazionale, pace e lotta al sottosviluppo, da perseguire attraverso l’Europa; 2. la giustizia sociale; 2. la famiglia con il suo ruolo sociale, fatto di stabilità e solidarietà.
E dopo aver indicato i cardini del programma, Merlo – ispirato dagli esempi di Sturzo, De Gasperi, Moro e Donat-Cattin – cerca anche di definire con chiarezza chi siano i “cattolici democratici” che devono assumersi il compito di sostenerlo: sono i Popolari caratterizzati da due aspetti “essenziali e discriminanti: la laicità della politica e la tensione per la giustizia sociale e l’uguaglianza”. L’autore è consapevole che si tratta di una concezione minoritaria nella società italiana, e riportare sulla scena politica la presenza democratico cristiana richiederebbe anche un certo coraggio che non si vede in giro. “La vera sfida è come salvaguardare e far vivere il patrimonio del Popolarismo in questa nuova fase della vita politica italiana” caratterizzata da una debole coscienza etica collettiva. È necessario sostenere le proprie idee e le proprie azioni “senza farsi condizionare e piegare dal conformismo dominante”: ma questo significa semplicemente essere dei “liberi e forti”.
E qui ritorniamo alla domanda iniziale: fare politica con quale strumento?
“Un nuovo partito? Una corrente, o più correnti, all’interno di più partiti? O una persistente dispersione nella società prepolitica e prepartitica?”. Merlo lascia aperte diverse porte, anche se traspare una preferenza: “Forse è arrivato il momento di dar vita ad un soggetto politico che, senza alcuna deriva clericale o confessionale, recuperi la migliore tradizione cattolico-democratica, cattolico-sociale e cattolico-popolare”. Perché, come diceva bene Mino Martinazzoli, “se l’unità politica dei cattolici non è mai stato un dogma, non lo è mai stato neanche la diaspora”.

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Umberto Cogliati - 2018-01-05
Il libro di Merlo (che non ho letto) ma che il commento di Risso basta a provocare interrogativi a millanta, potrebbe essere riscritto sotto forma di interrogativi, tutti col punto di domanda. Per mio conto, tra quel mare di quesiti, comincio a considerare i seguenti: primo: i cattolici in politica e il cosiddetto mondo cattolico (soggetto ormai evanescente) ci sono o non ci sono più se non nei ricordi, o, meglio, nella nostalgia, visto che in politica ma non solo, nessuno batte più colpo? Altra domanda: può esistere un mondo di cattolici in politica acefalo, senza che attinga a o si relazioni a quella Gerarchia che una volta dettava legge ed oggi non più (frange dettano malesempio)? Dagli Oratori, fonte di instillazione di principi, anzi, Principi, la gerarchia, tolto Francesco che dà l'idea di subirne il deterioramento, non c'è più! Quanto ha inciso questo sulla "libera uscita"dei così chiamati cattolici in politica? La nuova frontiera, se può esserci, per i cattolici in politica deve partire dal bandire che ogni parola, ogni twitter (ora usa così) si misuri col proprio tornaconto e non (come i Padri ispiratori) per il Bene comune. Oggi, purtroppo, il metro di misura è solo quello! Nel commento di Risso compare l'idea di un partito di cattolici; io mi permetto solo di aggiungere che le ragioni, quelle vere, della cancellazione della DC non sono state scritte. Con tutti gli errori fatti da quel partito, era definibile un equilibrato universo in grado di conciliare molto di più di quello che oggi il sistema dei partiti non sa fare. Confessione finale. Un democristiano da sempre come me, è tentato di votare la Bonino, che pur con quel suo 20% di laicismo, sul resto metterei la mano sul fuoco, esercizio ormai impossibile con chiunque altro politico. Ciao.
giuseppe cicoria - 2018-01-05
Il problema è che un bel numero di personaggi si spacciano per "popolari" (Es.: Berlusconi, Rotondi, ed un folto numero di altri signori) con riferimento alla vecchia DC di Sturzo e De Gasperi. Oggi quali sarebbero i personaggi di peso morale ed economico-organizzativo che potrebbero tentare la ricostituzione di un partito di ispirazione cattolica? Con i tempi che corrono i partiti con ispirazione religiosa non godono, almeno, in Italia di buone prospettive di successo. La gente penserebbe che gli aderenti siano sicuramente persone integre ed oneste? Credo di no. Si subirebbero, invece, attacchi sostenuti ed indicati come nuovi "integralisti alla ribalta". Chi ritiene di avere le capacità organizzative potrebbe provarci...ma...sono molto perplesso per un successo.
Carlo Baviera - 2018-01-04
Mi permeto di integrare ai "nodi" già indicati per perseguire, oggi, il bene comune i due seguenti: 1- la difesa dell'ambiente (che oggi è la nuova frontiera della questione sociale) che è intrecciata alle questioni economiche; e insieme una nuova politica energetica e dei trasporti, con l'introduzione di nuovi paradigmi nell'affrontarli, che vadano oltre alla sola questione dei risparmi e degli aspetti finanziari. 2- le questioni antropologiche ed etiche da affrontare non solo con una visione "individualista" o "libertaria", ma inserite nel rispetto della dignità della persona, della sua trascendenza, e senza mortificare gli aspetti legati alla libertà della coscienza