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Cattolici, tra rappresentanza e contenuti

 
di Stefano Lepri
 

Il nuovo dibattito sul ruolo dei cattolici in politica va affrontato sul piano della rappresentanza e su quello dei contenuti: le due questioni si tengono.
 
Quanto alla rappresentanza: archiviata la stagione del partito d'ispirazione cristiana, i cattolici debbono trovare, nei diversi partiti, modi per collaborare strettamente. Che si chiamino correnti, aree culturali o in altro modo poco importa. Importa invece che la presenza in politica non si riduca al, pur importante, riferimento a un leader, ma si connoti anche per una visione della società ispirata all'umanesimo cristiano. Quindi serve che ci si organizzi, pur in forma leggera, a livello nazionale e locale, nella prospettiva di condividere una presenza, le idee e le battaglie politiche.
 
Tuttavia, per quanto importante, la rappresentanza rischia di essere solo un ornamento, se non la si riempie di contenuti. Da troppi anni infatti il lamentarsi dell’assenza dei cattolici in politica è spesso espresso proprio da quegli stessi che, sovente parlamentari o ex, preferiscono fare articoli di giornale, comunicati stampa o convegni settembrini invece che disegni di legge o emendamenti, magari anche da fare approvare attraverso un duro e intelligente lavoro parlamentare.
In questa legislatura, che volge al termine, possiamo registrare molti provvedimenti, legislativi e non, coerenti con la dottrina sociale della Chiesa: la fondamentale e ambiziosa riforma del terzo settore; l’accoglienza dei migranti e il rilancio della cooperazione internazionale; l’introduzione di una misura universale di contrasto alla povertà; il contrasto al caporalato, allo spreco alimentare, alle dimissioni in bianco; una seria lotta all’evasione fiscale e agli sprechi nella pubblica amministrazione; l’innalzamento dell’imposta sulle rendite finanziarie; una riforma del mercato del lavoro che mette insieme tutele e flessibilità; la legge sulle unioni civili, orientata alla valorizzazione della stabilità affettiva pur nella distinzione rispetto al matrimonio; le misure per il “dopo di noi”, eccetera. 
 
Si dirà che molto altro si poteva fare e sembra difficile negarlo. Penso, ad esempio, a riforme strutturali che riequilibrino le misure a sostegno delle generazioni, oggi troppo sbilanciate a favore delle persone avanti negli anni, a discapito dei giovani. E mi riferisco alla necessità di una grande riforma delle misure di sostegno per i figli a carico, che ho avanzato e che il segretario del PD ha indicato come priorità della prossima legislatura.
E tuttavia non posso esimermi dal notare che molti, tra quanti sollecitano un nuovo protagonismo dei cattolici in politica, si rivelino poi sovente non a conoscenza dei buoni provvedimenti sopra elencati, né in grado di riconoscere (oltre alle cose buone) anche i limiti e gli errori fatti ai tempi in cui la presenza dei cattolici in politica era oltremodo organizzata e dichiarata. Penso per tutti all’assenza, in quegli anni, di una politica a favore della famiglia e dei figli, coerente con il dettato costituzionale. Un’assenza purtroppo arrivata fino ai giorni nostri.
 
In conclusione, sono d’accordo con chi sollecita o auspica un nuovo protagonismo. Dobbiamo trovare le forme per rappresentarlo all’interno dei diversi partiti: non, tuttavia, per avere un’etichetta e campare così di un posizionamento politico, bensì per rendere più efficace l’azione legislativa e amministrativa a sostegno del bene comune.

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Luciano Porino - 2017-08-22
Volevo fare alcune considerazioni su quei provvedimenti legislativi e non che il Sen. Lepri definisce "coerenti con la dottrina sociale della Chiesa" con la premessa che in un mio commento all'articolo di Alessandro Risso "Continuando così, vincerà la destra" avevo scritto che era necessario il ritorno di una componente cattolica responsabile nel PD (e per responsabile intendo non legata ad ideologie "vaticane" e dintorni, ma consapevole delle reali esigenze e necessità di questa nostra povera Italia). Il Sen. Lepri invece ritira in ballo la coerenza con la dottrina sociale della Chiesa. Credo che l'elenco dei provvedimenti approvati debbano essere semplicemente qualificati come degni di una nazione civile ed evoluta; che poi tutti quei provvedimenti non contengano anche norme che rincorrono solo il consenso elettorale è una triste realtà ben evidente. Uno dei problemi più grossi degli ultimi 30 anni è l'incapacità del legislatore (o meglio degli uffici legislativi dei partiti) di strutturare i provvedimenti a prova di Corte Costituzionale. Mi sono letto la riforma del Terzo Settore e, proveniendo dal mondo del volontariato, continuo a chiedermi perché non vengano fatte delle precise distinzioni fra ciò che è volontariato puro e nobile e ciò che è business sotto mentite spoglie e che perciò non può trovare collocazione nel Terzo Settore. E' una cosa seria la lotta all’evasione fiscale fatta a base di condoni, seppure mascherati con parole inglesi? Mah! E che dire della misura universale di contrasto alla povertà che esclude la maggior parte della platea degli aventi diritto? L'innalzamento dell'imposta sulle rendite finanziarie che colpisce anche i poveri cristi che hanno quattro soldi in banca e che se avessero 50 Euro in più magari li spenderebbero anche in cose voluttuarie e, inconsciamente, aiuterebbero l'economia? Della legge sulle unioni civili ha già detto tutto Andrea Griseri il 21 agosto. Sulle misure per il "dopo di noi" stendiamo un velo pietoso. Per finire, da pensionato sessantottenne con un figlio di 45 anni padre di due bambini, inorridisco solo all'idea che si possa pensare che ci siano delle misure OGGI TROPPO SBILANCIATE A FAVORE DELLE PERSONE AVANTI NEGLI ANNI. Ed infine è consono alla dottrina sociale della Chiesa il continuare a "drogare" il mercato del lavoro con incentivi solo ed esclusivamente a favore dei giovani? Sono d'accordo che senza lavoro i giovani non abbiano grandi prospettive di un futuro ma, e questo è il rovescio della medaglia, se uno a 45 o 50 anni e con famiglia a carico è licenziato (pardon, messo in mobilità) e non trova più lavoro perché la sua eventuale assunzione non gode di incentivi, quale futuro può assicurare alla sua famiglia ed ai suoi giovani figli? E non è questa una condizione ben peggiore e drammatica rispetto a quella dei giovani? Ma i nostri parlamentari in quale mondo vivono?
Andrea Griseri - 2017-08-21
Eh sì la voce cattolica si è sentita assai poco ultimamente; non si può non convenire con Lepri circa le numerose e benemerite iniziative assunte in sede parlamentare: lotta agli sprechi alimentari, il terzo settore, il contrasto alla povertà; anche se non riesco a capire che cosa ci sia di cattolico nella legge che istituisce le unioni civili: non certo il matrimonio gay che è etimologicamente una contraddizione in termini - matr deriva da mater- ; forse si volevano favorire le badanti che si fanno sposare in tutta fretta dal vecchietto rimbambito per intascarsi l'eredità? Ma questa non è dottrina sociale è immigrazionismo ultraradicale... Basta, basta per carità! Chiedo venia e torno alla correttezza politica: Cristo ci chiede di essere segno di contraddizione. Lo siamo stati in Italia negli ultimi 20 anni? Abbiamo proposto una visione diversa dal mercatismo di una sinistra postcomunista priva di approdi? Abbiamo contrastato la svendita e gli spezzatini dei gioielli di famiglia? Il principe di questo mondo era presente sul Britannia in quel 1992 e noi cattolici? (..ehm.. un tono leggermente apocalittico è permesso dalla political correctness?) Abbiamo contrastato o stiamo contrastando i meccanismi perversi in base ai quali a) le banche truffano i risparmiatori senza controlli efficaci b) poi vengono salvate con soldi pubblici c) e ci guadagnano ancora perché lo Stato è costretto a emettere titoli di debito e d) loro lucrano sulle commissioni per la collocazione di quel debito che è servito a mettere una toppa sulle loro malversazioni? Ci siamo opposti alla svendita, per esempio, delle concessioni sulle autostrade, frutto del lavoro italiano e delle politiche lungimiranti di certi grandissimi democristiani degli anni '50 al sig. Benetton? E che dire delle privatizzazioni selvagge delle municipalizzate nel nome di una concezione superficiale e ideologica del mercato? I cittadini (pardon, gli utenti) ne hanno ricavato vantaggi o non piuttosto minori servizi e tariffe più alte il tutto a beneficio dei concessionari? (ma i cadreghini nei consigli si sono moltiplicati, così tutti contenti...) No ahimé non abbiamo fatto nulla di tutto questo. Non abbiamo frenato le derive della sinistra. Gli argomenti, i temi da aggredire il campo d'azione sono vastissimi: e forse paradossalmente questa è una buona notizia. Allora cominciamo ad agire: altrimenti i famosi populismi chi mai li fermerà? La Storia ci dovrebbe insegnare come rischiano di concludersi queste dinamiche...