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Paralisi metropolitana

 
di Monica Canalis
 

Come sta andando l'attività politica della Città Metropolitana di Torino?
Purtroppo, a distanza di molti mesi, possiamo parlare di una paralisi.
La riforma Delrio che ha istituito le Città Metropolitane ha certamente delle carenze, ma questo non basta a giustificare l'immobilismo totale a cui stiamo assistendo.
I consiglieri delegati, equiparabili a degli assessori, sono tutti espressione del Movimento 5 Stelle e quindi, sebbene non abbiano la maggioranza nel Consiglio, il governo dell'Ente è nelle loro mani.
Questa loro iniziativa solitaria, con la stampella ormai consolidata del centrodestra, non ha partorito nulla. Non abbiamo visto circolare una visione, un progetto di ciò che vogliono fare. La Città Metropolitana va avanti per inerzia, grazie all’altissima professionalità dei dipendenti ereditati dalla Provincia ma non si va oltre. Manca la politica.
La sindaco Appendino non nasconde il suo disinteresse per la Città Metropolitana, si presenta di rado, addirittura diserta la Conferenza dei Sindaci. Legittimo che disapprovi la legge Delrio, ma è molto grave che trascuri un incarico importante che tocca la vita di 2.200.000 abitanti e 316 comuni. Un territorio che è metà del Piemonte. È un atto di irresponsabilità. Tutto sembra ridursi all’ordinaria amministrazione, senza slanci e idee. Una tristezza…
È vero, le risorse finanziarie sono scarse, ma il M5S è rimasto fermo anche su iniziative a zero euro come la riorganizzazione dell’Ente e l’avvio delle Commissioni consiliari, che partiranno solo a fine luglio.
C'è un piano strategico da realizzare, un piano scuole e viabilità da sviluppare. 
I consiglieri 5Stelle non sembrano rendersi nemmeno conto della gravità della situazione e stanno affossando un Ente che ha dignità costituzionale e potrebbe essere fonte di sviluppo, intercettando fondi europei e impostando strategie per attrarre investimenti.
Questa paralisi è ingiusta e dannosa per il nostro territorio. Siamo allo stallo. 
Appendino, se ci sei batti un colpo!
Torino e la sua provincia meritano di più.

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guseppe cicoria - 2017-08-17
Concordo con Luciano Porino. Si dice che "il pesce puzza dalla testa". Quindi sappiamo bene che la responsabilità di questa brutta e dannosa legge è stata partorita dall'intellegentone Ministro Del Rio che non solo si astiene dall'ammetterlo ma si disinteressa totalmente dei danni che si stanno maturando in tutta italia a cominciare dal completo abbandono delle strade provinciali e dall'incuria sugli istituti scolastici. Monica Canalis dovrebbe prendersela, quindi, con i suoi del PD...
Luciano Porino - 2017-07-06
Credo che il problema delle Città Metropolitane stia nella loro genesi: pensare che il Sindaco delle 14 grandi Città che generano anche la rispettiva Città Metropolitana possa avere il tempo da dedicare ad una entità inventata dal nulla solo per la smania di eliminare Enti per risparmiare quattrini è pura utopia. Aggiungiamo anche che la cronica mancanza di finanziamenti sta rendendo impossibile la gestione ordinaria delle materie che sono rimaste in capo alle Città Metropolitane e alle Province. Non dimentichiamo la genesi della Città Metropolitana. la Città Metropolitana è menzionata per la prima volta nella Legge n. 142/1990 (Capo VI – Art. 17 (Aree Metropolitane), art. 18 e seguenti (Città Metropolitane) che le istituisce accanto (si badi bene accanto) a Comuni, Province, Regioni e Comunità Montane; nel 1997 il Governo Prodi ne traccia l’identità in un d.d.l. che non verrà mai approvato dal Parlamento a causa della caduta dello stesso governo; con la Legge n. 265/1999 –e poi nel complessivo Testo Unico delle Leggi sugli Enti Locali (Decreto Legislativo n. 267/2000)- ne viene confermata l’esistenza (e le caratteristiche) che verrà sancita anche costituzionalmente nell’art. 144 a seguito della riforma costituzionale del 2001 (credo che se fosse stata sottoposta a referendum anche quella riforma sarebbe stata bocciata dal popolo italiano). L’art. 23 del T.U. sugli EE.LL. così recitava: “Nelle Aree Metropolitane di cui all’art. 22, il Comune capoluogo e gli altri Comuni ad esso uniti da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione in ordine all’attività economica, ai servizi essenziali, ai caratteri ambientali, alle relazioni sociali e culturali possono costituirsi in Città Metropolitana ad ordinamento differenziato. La proposta di istituzione della Città Metropolitana è sottoposta a referendum a cura di ciascun Comun partecipante. Se approvata con maggioranza degli aventi diritto al voto espressa nella metà più uno dei Comuni partecipanti, la Regione presenta la proposta al Parlamento che l’approverà con specifica legge. Qualora la Città Metropolitana non coincida con il territorio di una Provincia, si procede alla nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali o alla istituzione di nuove Province ….. considerando l’area della Città Metropolitana come territorio di una nuova Provincia”. E ancora nel 2007, atti parlamentari, la Città Metropolitana aveva questa connotazione. In definitiva la Città Metropolitana era un’area ben delimitata ed omogenea! Ma l’art. 23, insieme ad altri, è stata abrogato con (sic) un Decreto-Legge (n. 95/2012 convertito in Legge n. 135/2012) che trattava della famosa, o famigerata, spending review, fissazione degli ultimi governi Monti – Letta e Renzi. Poi con la Legge cosiddetta Delrio (la n. 56/2014, costituita, per inciso, da un solo articolo ma da ben 151 commi), a conferma dell’ignoranza di cui sopra –cui si aggiunge quella di chi ha votato questa legge-, sono state formalmente abolite le Province ma, in compenso, le 10 Città Metropolitane sono diventate Province, oltretutto facendosi beffe della vigente Costituzione (il comma 5° recita: “ In attesa della riforma del Titolo V – Parte II della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le Città Metropolitane sono disciplinate dalla presente legge ex art. 114 e 117, comma 2°, lettera b)”. Come si può ben capire si tratta di una mostruosità non solo giuridica ma anche pratica: chi l’ha proposta e chi l’ha votata avrebbero dovuto conoscere quale era il valore della Provincia e se nessuno lo conosceva bisognava prima chiederlo ai Sindaci dei piccoli e piccolissimi Comuni. Quindi così come concepito dalla Legge Delrio la Città Metropolitana non ha dignità costituzionale perché profondamente diversa da quella cui si fa riferimento nella Costituzione e a questo proposito, visto come è andato a finire il referendum del 4 dicembre 2016, mi chiedo perché nessuno abbia sollevato la questione di incostituzionalità della Legge Delrio almeno nella parte che riguarda le Città Metropolitane. Che poi il Sindaco Appendino e i Consiglieri delegati 5 Stelle abbiano dei grossi problemi perché sono dei dilettanti allo sbaraglio è un altro paio di maniche.