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ObaMacron

 
 

Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Francia. Evviva. Il Front National di Marine Le Pen, nazionalista sciovinista populista fascista e antieuropeista, è stato sonoramente sconfitto. Evviva. Possiamo esserne contenti come democratici convinti del valore dell’Unione europea. Non può esistere l’Europa senza la Francia, fosse anche solo per motivi geografici, oltre che politici.
Il giovane, colto, brillante banchiere Emmanuel ha già fatto innamorare di sé i salotti dell’establishment. E non solo per la romantica storia d’amore con la sua professoressa. “Chi è il Macron italiano?” domanda a tutti i suoi ospiti la Lilli Gruber in versione Marzullo (sperando di sentirsi rispondere “Renzi!”, cosa che sinora nessuno ha fatto, viste le enormi differenze…).
Facciamo tutti il tifo per Macron, perché contribuisca a trasformare l’Europa e renderla, come ha dichiarato, “più efficiente, più democratica, più politica”. E più solidale, aggiungiamo noi.
Ma aspettiamo ad incensarlo. Non vorremmo fare come i dotti accademici svedesi che si sono talmente entusiasmati ad un neoeletto presidente americano da assegnargli nientepopodimenoche il Nobel per la Pace. Sulla fiducia, però. Su aspettative e buone intenzioni che, purtroppo, non hanno avuto seguito in fatti significativi per limitare guerre e disuguaglianze sul nostro pianeta. Un presidente che non ha neppure convinto gli americani, se come successore si sono scelti un Trump.
Non vorremmo che l’entusiasmo per Emmanuel si trasformasse in delusione, come già successo per Barack, oggi dispensatore di banalità a cene di ricchi salottieri ai quali, per trasgredire un po’, fa togliere la cravatta.
Speriamo che il nuovo inquilino dell’Eliseo non si faccia ricordare come ObaMacron.

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